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lunedì 2 settembre 2019

Storia dell'acconciatura vittoriana parte prima (epoca vittoriana 8) - Capellomanie Storiche



L'epoca vittoriana è stata un periodo piuttosto lungo che ha abbracciato più di sessant'anni. Si è trattato, tralaltro, di un periodo in cui il ritmo della vita ha iniziato a velocizzarsi grazie al processo di industrializzazione, che ha nettamente abbreviato i tempi di fabbricazione e produzione dei più disparati oggetti e prodotti di uso quotidiano, ed è quindi stato caratterizzato da un notevole progresso scientifico e tecnologico.
Naturale conseguenza di questa accelerazione fu anche un succedersi repentino di evoluzioni estetiche e della moda. Mentre precedentemente, infatti, l'estetica dettava canoni che mutavano molto lentamente, in epoca vittoriana la moda e il canone estetico cambiavano sensibilmente nell'arco di otto-dieci anni e anche meno.
L'epoca vittoriana è dunque stata caratterizzata da notevoli cambiamenti anche in termini di acconciature, le quali si adeguavano via via ai cambiamenti dell'abbigliamento, così da conferire armonia e grazia alla figura.

Prima dei vittoriani


Per comprendere l'evoluzione dell'acconciatura in epoca vittoriana, dobbiamo fare un piccolo passo indietro e guardare ai predecessori dei vittoriani.
L'epoca regency (quella di Jane Austen, per capirci) pescava a piene mani dal classicismo greco, e le acconciature richiamavano moltissimo quelle delle statue e delle decorazioni vascolari antiche.




I capelli venivano raccolti in una coda molto alta e attorcigliati in piccole ciocche fissate con delle forcine così da formare un bun riccioluto e voluminoso. Le ciocche dell'attaccatura venivano tagliate così da costituire una frangia o un'aureola che veniva accuratamente arricciata. La parte frontale era divisa in una scriminatura centrale che incorniciasse il volto, mentre le ciocche posteriori erano lasciate libere per conferire ai raccolti un aspetto naturale.
Se la dama aveva capelli molto lunghi (le lunghezze da record non erano ancora diventate un must, quindi era raro) invece del bun di finti riccioli realizzava un bun intrecciato.
L'acconciatura veniva poi ornata con nastri e foulard che passavano sulla cima della scriminatura, andando a nascondere la divisione tra le ciocche della frangia e le ciocche lunghe.

 



Negli anni '30 del 1800 la moda mutò drasticamente, l'adorazione per l'epoca greca si dissolse poco a poco, riportanto in voga canoni dimenticati e personalizzandoli ulteriormente, come ad esempio il recupero del corsetto settecentesco e le relative modifiche per conferire al corpo della donna il tipico aspetto a clessidra.
Per quanto riguarda le acconciature, la mutazione non fu così drastica come per l'abbigliamento, ma ebbe dei ritocchi sostanziali,
Il punto in cui si faceva la coda per il raccolto si alzò ulteriormente fino allo zenit del capo e il raccolto stesso divenne più alto e vistoso, trasformando i capelli in fiocchi, coccarde o torri di trecce, la frangia interessò solo le ciocche anteriori o fu eliminata trasformandosi in due sontuose bande che coprivano le orecchie, le decorazioni per capelli iniziarono a diventare più ricche, sfoggiando fiori, piume, spilloni e nastri decorati.

Vittoria in un ritratto del 1833 con una tipica acconciatura del tempo


  Caroline Arenberg







L'incoronazione di Alessandrina Vittoria


Nel 1837 sale al trono la giovanissima figlia del duca di Kant: Alessandrina Vittoria, di soli 18 anni, che passerà alla storia come la Regina Vittoria e darà nome al lungo periodo del suo regno che tanto amiamo per le particolarità e bizzarrie.
Nell'anno dell'incoronazione della regina, le acconciature erano nuovamente cambiate.
La frangia con la scriminatura centrale si era allungata fino al taglio del viso, oppure veniva lasciata crescere e raccolta in due bande che coprivano le orecchie per andare ad unirsi poi al resto del raccolto, ma il punto in cui si faceva la coda per raccogliere i capelli si era nuovamente abbassato, spostandosi sul retro del capo, all'altezza di una coda di cavallo o leggermente più in basso, appena sopra la nuca.
Anche il raccolto era cambiato, non era più realizzato con tanti riccioli che richiamavano l'antica Grecia, né assumeva forme estrose come i fiocchi di capelli tanto in voga all'inizio del decennio. Erano piuttosto semplici spirali twistate oppure intrecciate che formavano un bun dall'aspetto semplice e modesto.







Vittoria duchessa di Kent, madre della futura regina Vittoria


La giovane sovrana lanciò un'ulteriore moda, quella di intrecciare morbidamente le bande laterali così da dare maggior volume alle ciocche frontali. Le due trecce venivano fatte passare al di sotto delle orecchie e fissate intorno al raccolto principale aumentandone il volume complessivo.

la giovane regina Vittoria



La scomparsa della frangia


Pochi anni dopo l'incoronazione della giovane Vittoria, la frangia scompare del tutto, lasciando come lascito la scriminatura centrale e la divisione da orecchio a orecchio per separare la parte frontale della chioma da quella posteriore.
Le due ciocche frontali venivano arricciate in lunghi boccoli a cannolo, che saranno il tipico boccolo vittoriano, mentre il resto dei capelli veniva raccolto dietro la testa appena sopra la nuca in una spirale molto simile a quella descritta nel paragrafo precedente, oppure intrecciata e fatta girare intorno al capo come una corona.
Il must degli anni '40 fu la copertura delle orecchie utilizzando i capelli raccolti a bande più o meno voluminose, in boccoli oppure intrecciati sia con trecce a tre capi, sia, come vediamo in una graziosa foto qui sotto, in trecce basket a molte ciocche.










La metà del secolo



Gli anni '50 furono anni di grande evoluzione dal punto di vista delle acconciature. Si affermò la moda delle chiome lunghissime e folte e le ragazze ormai facevano a gara per raggiungere lunghezze da record e avere la chioma più bella del mondo.
L'acconciatura prevedeva ancora la scriminatura centrale e le bande laterali che incorniciavano il viso, le quali, però, iniziavano a gonfiarsi formando due ali ai lati del volto, talvolta lasciando anche le orecchie scoperte, oppure sollevandosi e donfiandosi sulla fronte, così da fornire una cornice più sostanziosa al volto.
Nel contempo, il raccolto talvolta scendeva e si ammorbidiva, andando a coprire il collo e creando così visivamente un'aureola intorno al viso, il principio di quella "corona di capelli" che sarebbe stata tanto amata e agognata per gli anni a venire.




Maria Sofia di Baviera, sorella minore di Sissi e futura regina del Regno delle due Sicilie






Mi rendo conto che a guardare le immagini il cambiamento possa non apparire così sostanziale rispetto agli anni '40 del secolo. In realtà questi piccoli accorgimenti furono sostanziali per gettare le basi delle grandi modifiche che avvennero nel decennio successivo, che approfondiremo nel prossimo articolo di questa rubrica.

Realizzare questo articolo è stato molto difficile, soprattutto dal punto di vista delle reference fotografiche. A quei tempi le immagini non venivano datate, per cui è possibile che, nella catalogazione delle acconciature, abbia commesso qualche errore di datazione. Qualora vi accorgeste di questa cosa vi prego di segnalarmelo così provvederò a correggere.

mercoledì 28 agosto 2019

Routine Trifase: Idratazione - Cura dei Capelli





Nell'articolo sui capelli secchi (che puoi recuperare QUI) abbiamo imparato a riconoscere e prenderci cura correttamente di questa tipologia di capello.
In questo articolo approfondiamo l'argomento collegandolo alla calendarizzazione della routine trifase, conosciuta anche col nome di cronogramma capillare.
In un articolo di qualche tempo fa abbiamo già compreso in linea generica quali sono le tre fasi della routine trifase e come calendarizzare al meglio i trattamenti (puoi recuperare l'articolo QUI) in base alle esigenze dei nostri capelli.

A cosa serve idratare i capelli




Innanzitutto chiariamo l'importanza di idratare con applicazioni topiche. Il capello per sua natura tende a disidratarsi, perché di fatto è materia morta, non riceve alimentazione dall'interno una volta emerso dalla pelle. Questo implica che il tempo, gli agenti esterni (sole, vento, freddo) causino una perdita di idratazione fisiologica.
Oltre alla disidratazione naturale, ci sono altri fattori che contribuiscono alla perdita di liquidi dai fusti:
  • Uso di prodotti troppo sgrassanti o aggressivi
  • Styling con strumenti di calore
  • Tinture sintetiche e decolorazioni
Tutte queste concause contribuiscono ad accelerare il naturale processo di disidratazione dei fusti e conseguentemente ne accorciano la vita, inficiando il nostro percorso di crescita.
L'applicazione di sostanze idratanti in loco ha una doppia funzione, la prima è di tipo preventivo, serve in pratica a fornire un surplus di liquidi ai fusti così da andare a limitarne la perdita; la seconda reintegra i liquidi persi e riporta i capelli in una condizione di perfetta idratazione, soprattutto se non ricorriamo a trattamenti invasivi, ma la disidratazione è originata solo dai fattori naturali.

Gli impacchi idratanti


L'idratazione topica avviene mediante gli impacchi idratanti, utilizzando sostanze acquose. Agli impacchi idratanti può essere aggiunta una componente condizionante per favorire ulteriormente la districabilità del capello.
L'impacco idratante, non contenendo sostanze grasse, va effettuato post-shampoo, a capelli perfettamente puliti per massimizzarne l'effetto.

Come si fa l'impacco idratante





Un buon impacco idratante si effettua subito dopo il lavaggio dei capelli, può essere fatto a capelli umidi o a capelli asciutti, la scelta è personale e viene influenzata principalmente dalla consistenza dell'impacco.
Il preparato si applica uniformemente dalle radici alle punte, abbondando su queste ultime in quanto generalmente rappresentano la parte più vecchia e disidratata del fusto.
Per idratare correttamente i capelli è importantissimo lavorarli a ciocche singole così da non lasciare parti scoperte, esattamente come quando si effettua un impacco tintorio, altrimenti l'idratazione non sarà uniforme e il miglioramento della chioma sarà compromesso. Dopo aver lavorato le ciocche singolarmente, si fa una seconda copertura lavorando tutta la chioma in poche passate.
Ricoperta tutta la chioma con l'impacco, raccogliamola e fissiamola con un mollettone e quindi copriamo con una busta o della pellicola (per essere totalmente amici della natura, basta acquistare la pellicola di mais, biodegradabile ed ecologica) e lasciare in posa.
La posa ha tempi variabili a seconda delle esigenze dei capelli e del tipo di preparato che applichiamo, in genere l'arco di posa va dai 20 minuti alle 2 ore al massimo.
Personalmente ho notato che i miei capelli non gradiscono pose che superino l'ora e mezza, e che anzi riducendo i tempi a un'ora o soli 40 minuti la resa è molto più efficace.
Altre ragazze, invece, addirittura notano ottimi effetti con pose brevissime (15 minuti o meno) equiparando praticamente la posa di una maschera o un balsamo. Sperimentate diversi tempi di posa con la stessa ricetta così da capire quale sia il tempo più adatto ai vostri capelli.
Assolutamente non superate le due ore di posa, perché oltre questo limite l'impacco non solo non idraterà più, ma farà macerare la cute e oltretutto finirà col tirare nuovamente fuori dai fusti l'acqua che ha rilasciato, causando una maggiore secchezza.

Quali sono le sostanze idratanti




Per idratare i capelli si può ricorrere a una serie di sostanze naturali:


  • Gel naturali (di fieno greco, di semi di lino, di amido di mais o di riso, di katira) i gel naturali sono ricchi di mucillagini e sostanze che penetrano nel capello andando a ricostituire la giusta idratazione
  • Farine idratate si tratta di farine che non hanno proprietà detergenti o sgrassanti, quindi farina di riso o d'avena, possono essere idratate a crudo, mescolandole a dell'acqua o a un gel e lasciandole riposare per circa mezz'ora, oppure le si può idratare cuocendole. Il secondo sistema è il più semplice per evitare impasti troppo fluidi in quanto, qualora eccedessimo con l'acqua, è sufficiente cuocere il preparato fino a ottenere la densità giusta.
  • Idrolati e distillati vegetali, sono utili per un'idratazione leggera ma frequente in quanto vengono assorbiti molto rapidamente. In genere le acque vegetali sono utilissime per realizzare un leave-in leggero.
  • Erbe con proprietà emollienti come l'amla, il sidr, il fieno greco che favoriscono l'ammorbidimento dei capelli, e se preparate con altre sostanze idratanti riescono a reidratare fortemente i fusti

Calendarizzare i trattamenti




Dobbiamo ricordare che, per avere una reale efficacia, i trattamenti devono avere una certa continuità, e la routine trifase serve appunto ad organizzare in modo più efficiente questa continuità calendarizzando a cadenze regolari i diversi trattamenti necessari ai capelli.
Indipendentemente dalla tipologia di capello che abbiamo (se non conosci la tua tipologia di capelli puoi recuperare l'articolo in cui ne parlo QUI) la fase dell'idratazione è sempre quella più frequente, e questo perché naturalmente i capelli tendono sempre a disidratarsi un po', e perché spesso li sottoponiamo a trattamenti e stress che vanno a peggiorare la situazione.
Nella tabella che segue possiamo vedere un esempio efficace di calendarizzazione dei trattamenti idratanti a seconda della tipologia e delle esigenze dei nostri capelli:



VIDEO CORRELATI













lunedì 26 agosto 2019

Eliminare la cellulite con una spazzola - Cura della Pelle



Nello scorso articolo abbiamo imparato insieme a realizzare uno scrub utilissimo a contrastare la ritenzione idrica e quindi ridurre la cellulite. Nell'articolo di oggi vediamo insieme come fare un automassaggio che vada a stimolare il microcircolo sanguigno, migliorando l'ossigenazione e il nutrimento dei tessuti, e favorendo conseguentemente la riduzione della cellulite.

Massaggiare le gambe con una spazzola



Può sembrare strano, ma per effettuare questo massaggio è sufficiente munirsi di una spazzola per districare i capelli di quelle in plastica coi dentini doppi dotati di pallino in cima ai dentini.
Una spazzola per capelli è un'ottima sostituzione economica alla tipica spazzola per i massaggi anticellulite.

Come effettuare il massaggio



Indossiamo un paio di leggins così da proteggere la pelle dallo sfregamento della spazzola, solleviamo una gamba appoggiandola a una sedia o uno sgabello col ginocchio piegato a 90°.
A questo punto, impugnando la spazzola, facciamo scorrere i dentini dalle caviglie ai fianchi, possibilmente in un unico movimento, esercitando una pressione costante, sufficente a sentire un certo formicolio al suo passaggio, ma ricordiamoci di non esagerare per non rompere i capillari.
Ripetiamo il movimento per tutta la circonferenza della gamba, insistendo sulle zone più colpite dalla cellulite, e continuiamo a massaggiare in questo modo per circa dieci minuti.
Al termine dei dieci minuti, passiamo all'altra gamba.



Ripetere questo massaggio quoditianamente, soprattutto connubiandolo allo scrub al caffé, darà ottimi risultati in brevissimo tempo, fino a portare una rimozione quasi totale dell'inestetismo della cellulite nell'arco di pochi mesi. Se poi associamo questi trattamenti a un po' di sano movimento come mezz'ora o più di camminata a passo svelto tutti i giorni e un percorso di tonificazione dei muscoli, allora il risultato è garantito in tempi record.
Siamo alla fine dell'estate, è vero, quindi molte di noi rimanderanno il problema cellulite all'anno prossimo. Il consiglio che vi do io invece è di non rimandare. Iniziate subito a seguire questi trattamenti naturali ed efficaci così da garantirvi gambe lisce e belle già dalla prossima primavera, anche se ora soffrite di forme di cellulite molto evidenti. 



venerdì 23 agosto 2019

Doposole total natural contro le scottature - Le Ricette



La scorsa settimana io e il mio ragazzo siamo riusciti a concederci una giornata al mare (la prima e unica di questo 2019). Siamo entrambi molto chiari di pelle, io sono bianco muro, lui è ancora più diafano di me, per cui dopo tutta una giornata sulla spiaggia, nonostante l'applicazione forsennata di protezione solare e il riparo dell'ombrellone al ritorno a casa sfoggiavamo comunque delle belle aree di pelle molto arrossata e delle leggere scottature.

Lui praticamente andava a fuoco, era diventato fucsia e gli bruciava dappertutto. Non riuscivo a vederlo soffrire così, quindi sono ricorsa alle mie competenze erboristiche.
Ero a casa sua e non disponevo di tutto il mio armamentario naturale, per cui mi sono dovuta arrangiare con quello che c'era, ma il risultato è stato così strabiliante che sento l'esigenza di condividere questa ricetta con voi.
Mi rendo conto che siamo alla fine dell'estate per cui molti di voi non devono più temere le scottature da mare, ma questo preparato è utilizzabile anche come semplice doposole per idratare e addolcire la pelle abbronzata da tanti giorni di mare e prepararla al meglio all'arrivo dell'autunno.
Trattandosi di un preparato del tutto privo di oli e altre sostanze grasse, questa crema è adatta a tutti i tipi di pelle.

Ingredienti



  • 1 bustina di tè verde
  • 1 cucchiaio di amido di mais
  • 2 bicchieri d'acqua
  • 2 cucchiai di riso
Il tè verde è antiossidante, favorisce la rigenerazione cellulare.
L'amido di mais è lenitivo e decongestionante.
Il riso è emolliente e idratante.

Preparazione


  • Mettere il cucchiaio di amido di mais in un pentolino e scioglierlo lentamente aggiungendo il primo bicchiere d'acqua a filo.
  • Immergere la bustina di tè
  • Cuocere a fuoco dolce fino a una leggera gelificazione.
  • Aggiungere il secondo bicchiere d'acqua e mettere il riso dopo averlo risciacquato accuratamente.
  • Lasciar cuocere a lungo, fino a rendere i chicchi di riso molli e "spappolabili".
  • Spegnere il fuoco, rimuovere la bustina di tè e attendere che il preparato raffreddi.
  • Frullare il tutto con un frullino a immersione fino a ottenere una crema omogenea.

Utilizzo




A questo punto abbiamo due opzioni: utilizzare immediatamente il preparato, oppure lasciarlo riposare in frigo per 30 minuti così da applicarlo bello freddo.
Spalmare la pelle con la crema massaggiando con cura e lasciare agire per 2-3 minuti, quindi procedere normalmente con la doccia o con un risciacquo se abbiamo già fatto la doccia.
In un'unica applicazione questo composto elimina tutto il bruciore, ammorbidisce la pelle e ne favorisce la rigenerazione. Con applicazioni ripetute risulta un forte idratante ed evita l'invecchiamento precoce dello strato più superficiale della pelle.


Usi alternativi




Ho utilizzato questa crema anche come maschera per il viso, l'ho applicata sulla pelle pulita, massaggiato e lasciato in posa per qualche minuto, quindi ho risciacquato con acqua fresca. La pelle è risultata immediatamente rimpolpata e luminosa.

Conservazione




Questa crema doposole va conservata in frigorifero, essendo del tutto priva di conservanti, la durata varia da 5 a 10 giorni.
La quantità di questa ricetta è sufficiente per 2-3 applicazioni total body.



martedì 20 agosto 2019

Reliquie funerarie di capelli (epoca vittoriana 7) - Capellomanie Storiche



Il nostro excursus storico nella capellitudine vittoriana prosegue e siamo ormai al settimo articolo.
Oggi parliamo di una peculiarità tipica e un po' macabra del tempo: le reliquie funerarie.
Esse erano oggetti preziosi, gioielli, fermagli, ciondoli, arazzi e i cosiddetti "alberi del ricordo" realizzati coi capelli dei cari trapassati, così da poterli ricordare per sempre.
Quando una persona moriva, in particolar modo quando si trattava di una ragazza, i suoi capelli venivano tagliati e utilizzati per realizzare oggetti da poter portare con sé per ricordarla e "tenerla vicino".
Le reliquie andavano dal semplice medaglione che conteneva una ciocca di capelli, ai pendenti in resina in cui erano immerse ciocche di capelli,  passando per bracciali, collane e orecchini di capelli intrecciati, fino a veri e propri arazzi con intessuti nella trama i capelli del defunto, oppure i succitati alberi del ricordo, che vedremo più approfonditamente nei paragrafi successivi.

L'origine delle reliquie funerarie



I vittoriani avevano un rapporto molto particolare con la morte. La medicina, per quanto avesse fatto passi da gigante rispetto ai secoli passati, non era ancora così avanzata da garantire una sostenuta protezione dalla morte. Nel 1800 si moriva molto facilmente, in particolar modo i bambini, le donne e alcune classi di lavoratori avevano elevate possibilità di morire.
Per i bambini malattie banali come una febbre forte potevano portare alla morte.
Le donne rischiavano la vita a ogni parto, e come abbiamo visto anche a ogni shampoo.
I lavoratori maneggiavano senza alcuna protezione sostanze nocive, talvolta tossiche, che causavano gravi malattie. Un esempio è quello dei tintori di stoffe, che per tingere di verde ricorrevano all'arsenico, esponendo loro stessi, le sarte e i clienti a questo veleno; oppure i cappellai, che usavano il mercurio per modellare i cappelli e con l'esposizione prolungata finivano con il riportare gravi danni neurologici, al punto che in inglese esiste il modo di dire "essere folle come un cappellaio" che ha poi ispirato il personaggio del Cappellaio Matto di Alice nel paese delle meraviglie scritto da Lewis Carrol.
Questi presupposti implicano che la morte fosse una presenza costante nella vita di una persona del tempo, un fattore col quale tutti, sin da giovanissimi, finivano con l'avere contatto.
Tale costanza, unita a una cultura che coltivava in qualche modo un amore per il macabro e il grottesco (il 1800 è il secolo dei Freaks Show, della nascita dello spiritismo, del romanzo gotico), originò tutta una serie di abitudini in riferimento alla morte che al giorno d'oggi ci lasciano abbastanza perplessi.
La reliquia di capelli vittoriana, in realtà, ha un'origine piuttosto semplice e logica: la fotografia non era ancora diffusa e semplice come avviene oggi, era un'arte sperimentale, complessa, e costosa. Conseguentemente non tutti potevano permettersi il lusso di una fotografia, allo stesso modo di un ritratto. Anche le persone piuttosto ricche non avevano modo di concedersi le profusioni di foto cui siamo abituati oggi, e vista l'elevata possibilità di morire dei vittoriani, poteva capitare molto frequentemente di perdere un caro di cui non si possedesse neanche una fotografia. Mentre i ricchi potevano concedersi le fotografie post-mortem (altra bizzarra, ma effettivamente sensata visti i presupposti, abitudine vittoriana di fotografare i familiari prima della sepoltura), le persone di ceti sociali più bassi non potevano permettersi null'altro se non tagliare una ciocca del defunto da poter portare con sé in un sacchettino appeso al collo, così come si faceva già nei secoli precedenti (si hanno testimonianze di tale usanza anche nel medioevo, e vi sono donne che sono state messe al rogo con l'accusa di stregoneria per questo, perché era un'abitudine pagana dei secoli pre-cristiani e quindi eretica).
In particolar modo era un'abitudine delle madri, per tenere con sé qualcosa dei bambini che non erano riusciti a sopravvivere all'infanzia.
 Ben presto questo uso andò diffondendosi anche nei ceti più elevati, e divenne sempre più articolato e sfarzoso.

Tipi di reliquia


Le reliquie, come abbiamo già accennato, potevano essere di tanti tipi, più articolate e complesse a seconda della ricchezza della famiglia del defunto.

Il sacchettino

Questa è la reliquia standard, consiste in una semplice ciocca di capelli avvolta su se stessa (fissata o meno con un nastrino) e custodita in un sacchettino di tela o di pelle da portare appeso al collo.

Il medaglione

Immediata evoluzione del sacchettino, è il medaglione memento mori, un piccolo contenitore bivalve in metallo cesellato con un meccanismo di chiusura a scatto, che si portava al collo come una collana e conteneva appunto una ciocca di capelli.



Il pendente, la spilla e il fermaglio per capelli

Potrebbe sembrare la stessa cosa del medaglione, ma di fatto qui il ciondolo non è un contenitore, ma una piccola cornice finemente lavorata che porta incastonata al centro non una pietra preziosa, ma una colata di resina trasparente in cui è immersa una piccola ciocca di capelli, trattata con gomma arabica perché fosse malleabile come plastilina, accuratamente disposta (a ricciolo, a spirale, a ventaglio) per avere una forma artistica e gradevole alla vista.
Il ciondolo poteva poi essere portato appeso al collo con una catenina, o fissato su una pettinessa o uno spillone per capelli.
A differenza delle due relique precedenti, questo tipo di reliquie erano realizzate da operatori esperti del settore orafo, venivano quindi realizzati su commissione dopo la consegna all'orafo dei capelli del defunto.











Braccialetti, collane, orecchini

Poco a poco l'abitudine di portare con sé reliquie funerarie di capelli si trasformò in una vera e propria moda artistica, per cui gli orafi si ingegnarono a realizzare reliquie sempre più complesse e passarono dai semplici fermagli e pendenti in resina a lavorare direttamente i capelli. Le ciocche venivano divise in gruppi sottilissimi, immerse in gomma arabica e intrecciati finemente per realizzare dei tuboli di capelli intrecciati che venivano poi montati sottoforma di bracciali, collane tortili oppure lavorati a goccia per realizzare degli orecchini, così che la committenza femminile potesse sfoggiare parure con i capelli dei cari trapassati.
Questi gioielli venivano utilizzati particolarmente nei primi anni successivi alla morte del parente, così da testimoniare il lutto, nonostante il ritorno della donna nella società mondana.









Arazzi e quadri

Un ulteriore step artistico fu rappresentato dalla realizzazione di arazzi e quadri di capelli.
Questo tipo di reliquia era in genere prediletto per commemorare le donne giovani con capelli particolarmente lunghi, che si prestavano a una lavorazione di questo tipo.
Nel caso degli arazzi, i capelli venivano tessuti insieme a normalissimi fili per la realizzazione degli arazzi, che poi venivano conservati appesi alle pareti di casa.
Nel caso dei quadri, le ciocche venivano trattate con la gomma arabica e lavorate all'uncinetto formando dei fiori o dei tralci fioriti, o persino vere e proprie ghirlande e custoditi in teche incorniciate da appendere al muro. Questi quadri commemorativi potevano includere scritte a tema oppure il ritratto o la foto del defunto.







Purtroppo non sono riuscita a reperire fotografie di arazzi commemorativi

L'albero del ricordo

Questa reliquia era in genere realizzata su commissione dei mariti con i capelli delle mogli morte giovani. La chioma della defunta veniva trattata con gomma arabica, lavorata in modo da assumere la forma di fronde e tralci vegetali su una struttura in metallo, e il tutto veniva protetto da una campana di vetro.





Chi riceveva le reliquie


Non tutti avevano "diritto" a una reliquia funeraria, e la rigida etichetta vittoriana aveva delle regole anche per questo.
Le reliquie più importanti ed elaborate erano destinate ai familiari più prossimi (genitori, fratelli e sorelle, figli, coniugi), mentre agli amici più stretti si riservavano (salvo precise disposizioni date dal defunto prima di morire) reliquie più semplici come i pendenti e i fermagli. Solo in rari casi le famiglie più facoltose concedevano ai conoscenti il dono di un medaglione contenente una ciocca di capelli del defunto.
A noi, oggi, può sembrare abbastanza sacrilego questo scambio di capelli, ma c'è da dire che per i vittoriani anche la morte si trasformava in un evento sociale.
Un funerale veniva trattato alla stregua di un ballo o un altro evento mondano. Si spedivano inviti ad amici e parenti per assistere all'esposizione della salma nella camera ardente, al funerale e alla sepoltura. La casa veniva addobbata con ghirlande nere e altre decorazioni adatte all'evento. Si organizzavano ricchi buffet con cibi che venivano realizzati soltanto per queste occasioni e si doveva seguire un bon ton estremamente articolato, sia da parte della famiglia del defunto, sia da parte degli invitati.
Se vi interessa approfondire l'argomento vi lascio in seguito alcuni interessanti articoli scritti su goticomania che sono molto accurati a riguardo:
Funerale vittoriano - il lutto
Funerale vittoriano - un evento sociale
Funerale vittoriano - il buffet
Funerale vittoriano - dopo il funerale
Funerale vittoriano - l'etichetta del lutto

La moda delle reliquie


L'uso delle reliquie funerarie divenne così alla moda, a un certo punto, che la richiesta di monili era troppo elevata rispetto alla quantità di materia prima (i capelli) che veniva fornita per la lavorazione. Così, per evitare di realizzare opere troppo misere e scarne, gli orafi iniziarono ad acquistare capelli, esattamente come facevano i parrucchieri per la realizzazione di posticci, così da poter rimpinguire la quantità di capelli da utilizzare per le reliquie.
Questo significa che molto spesso una reliquia funeraria conteneva una piccolissima quantità dei capelli del defunto, mentre di fatto la maggior parte dei capelli utilizzati provenivano dalle chiome di donne vive e vegete che vendevano i capelli per guadagnare qualcosa.


Anche oggi il nostro viaggio nella capellitudine vittoriana si ferma qui, proseguirà nel prossimo articolo della rubrica con un argomento ben meno macabro di quello attuale.
Spero comunque che, nonostante il tema grottesco, questa lettura sia stata di vostro gradimento.

VIDEO CORRELATI